Ettore Scola, ricordo di una giornata particolare

Vorrei ricordare Ettore Scola con uno dei suoi film più belli, un film che ho tanto amato e che rivedrei ancora , soprattutto oggi che il maestro ci ha lasciato.

Ho conosciuto il maestro a giugno 2015 ero emozionata nel parlargli, ero stata invitata  da Saverio Ferragina al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma durante le premiazioni di fine anno .

Era anche la prima volta che andavo al Centro Sperimentale e incontrare Scola fu un’emozione grandissima, fu di un gentilezza disarmante, parlammo ovviamente di cinema , di scrittura , di sceneggiatura, di regia e ci lasciammo con la promessa di rivederci . Fu una giornata particolare per me …

Il film di qui vorrei parlare  è il capolavoro Una giornata  particolare del 1977.

In questo fil Scola, tra gli altri temi analizzava la condizione della donna durante il fascismo. La distanza cronologica dagli eventi e gli studi critici ormai avevano raggiunto un livello tale da consentire una riflessione documentata e serena.

La giornata cui il titolo allude è il 6 maggio 1938, il giorno della visita a Roma di Hitler. La capitale d’Italia, con i suoi ineguagliabili monumenti, è in festa per l’illustre ospite; ma l’attenzione del film è tutta proiettata verso un edificio popolare, nel quale la protagonista Antonietta, interpretata da una sempre splendida Sofia Loren, si imbatte in modo inatteso in un distinto signore, Gabriele  interpretato dal favoloso ed ineguagliabile Marcello Mastroianni.

Antonietta è una donna molto bella, ma appare completamente trascurata: trascurata dal marito e da se stessa. Casalinga con le calze smagliate, il grembiule sporco, i capelli in disordine, si trascina sulla scena con le ciabatte ai piedi, interiormente depressa, tutta dedita in modo stancamente ripetitivo alla cura della casa. Ha già partorito sei figli al Duce e ha un’ulteriore gestazione in corso per ottenere il premio di natalità. In quella particolare giornata, ha portato il caffè al marito ancora a letto, ha preparato i figli perché partecipassero alla grande sfilata in onore del Führer e si è rinchiusa nel suo appartamento. Unico compagno della sua solitudine, le è rimasto un pappagallo.

Proprio per rincorrere l’animale fuggito di gabbia, Antonietta incontra Gabriele, intellettuale gentile e fragile, ma, per i “valori” dell’epoca, omosessuale e comunista. Lampante è la differenza con il marito, personaggio rozzo e ignorante, pienamente integrato nell’ottica del regime con comportamenti addirittura fanatici. All’ospite la donna mostra con orgoglio un arazzo, da lei realizzato, con la testa di Mussolini coperta dall’elmetto e l’album sul quale ha incollato le foto del Duce. Tra i due cresce lentamente una reciproca attenzione, che diventa sincera amicizia e un fugace momento d’amore, fino a quando la polizia giungerà ad arrestare Gabriele per inviarlo al confino. Lei, perplessa, tornerà alla sua consueta vita di casalinga frustrata, emblematicamente espressa dalla Loren che prepara il caffè al marito ritornato dalla solenne parata.

La trama del racconto è estremamente scarna, senza significativi colpi di scena né avvenimenti sconvolgenti. Tutta la vicenda si incentra su una serie di contrasti che, senza alcuna forzatura, possono essere letti in chiave allegorica: contrasto tra la donna casalinga pienamente convinta dei valori del fascismo e l’uomo inviso al regime; tra la bellezza della prima e l’omosessualità del secondo; tra la grandiosità della giornata e lo stato di abbandono quasi totale del condominio; tra il rumore assordante delle fanfare militari, che la radio trasmette costantemente insieme con la voce retorica del Duce, e i lunghi silenzi che si interpongono tra i protagonisti; tra l’atmosfera di un evento che sta precipitando l’Italia verso un tragico destino e la lentezza della narrazione.

Tra i due protagonisti, però, ad un livello più profondo si coglie una straordinaria affinità: sono due sofferte solitudini che si incontrano, due modi altrettanto crudeli di essere emarginati all’epoca del Ventennio, due vittime a diverso livello di consapevolezza ma ambedue legate ad un’angosciante esistenza. Il film, pertanto, si presenta come il ritratto di un’epoca.

È ovvio che da una pellicola cinematografica, come da un’opera di narrativa, non ci si attenda la ricostruzione filologicamente scrupolosa di una vicenda, bensì l’intuizione estetica, il compendio di uno sguardo che vada al di là dei frammenti e colga la profondità dei fenomeni. In questo senso il film di Scola è grandioso. La vera condizione di una donna e, metaforicamente, di ogni donna in un preciso momento della storia d’Italia viene presentata non come una tesi preconcetta ma come un evento sgorgante da una situazione generale. L’autore evita qualsiasi tono didascalico e, con una sintesi potente, penetra nel cuore di questa condizione.

La lettura metaforica della pellicola di Scola potrebbe spingersi oltre e cogliere, ad esempio, in Antonietta un’allusione alla bellezza dell’Italia completamente sfiorita da un regime rozzo e volgare e in Gabriele l’incapacità della sinistra e della classe intellettuale di liberarla in modo concreto e costruttivo. Ma a noi interessa fissare lo sguardo sulla realtà femminile che Una giornata particolare ha messo in risalto: il destino della donna guidato e condizionato dal maschio; il disprezzo, l’istintività, il maltrattamento sempre possibili in quella società mascolinizzata, con il rischio di prevalere sui valori dell’affettività, della collaborazione e della condivisione; il parametro della superiorità/inferiorità, che evidenzia un complesso di debolezza della donna nei confronti del partner maschile.

La battuta di Gabriele che definisce Antonietta una «ignorantella perbene» è il suggello non solo della protagonista del film, ma, più in generale, della visione femminile (o antifemminile) che caratterizzò la cultura popolare e l’impianto politico del Ventennio.

 

Virginia Zullo

2017-06-23T14:55:14+00:00

Leave A Comment