Intervista a Roberto Capucci

Incontrare Roberto Capucci è stato come attraversare un continente senza tempo , entri nel suo elegantissimo attico a Roma e vieni invasa dall’armonia, una  luce calibrata riempie in modo differente gli ambienti arredati con un gusto raffinatissimo di ispirazione orientale. Un oriente che il maestro dell’haute couture internazionale  ha frequentato infinite volte, innamorato dell’India e  dei suoi monasteri. La sua persona, come un monaco tibetano, emana pace, saggezza, equilibrio e pacata armonia conditi da guizzi di intelligente ironia . Le sue creazioni dalle forme perfettamente in equilibrio , anche quando qualcosa trasborda  in un’apparente eccesso, o in un guizzo improvviso,  sembrano un’emanazione visiva del suo essere , così come l’armonia e la compostezza del suo parlare, il racconto preciso di sé, l’abbinamento perfetto di una camicia color fuxia scuro abbinata ad un gilet lungo con un collo alla coreana. Il dialogo con Roberto Capucci è stato fluido ed armonioso, ad ascoltarlo ci si accorge di come il talento e la creazione artistica possano avere il potere di riempire la vita intera senza bisogno d’altro …. L’enfant prodige della moda italiana ha plasmato con stoffa, forme e colori delle semi divinità creando non abiti ma simulacri di divinità  , abiti per dee in procinto di muoversi e spiccare il volo; le dee della religiosa moda di Capucci che pure ebbe  le sue adepte : le cappuccine . Aeree, fluttuanti ma anche essenziali e geometriche, le  creazioni di Roberto Capucci  sembrano vive come statue a cui manca solo il soffio di una divinità superiore per prendere vita …

 

Ci racconta come ha iniziato ? 

 Fu grazie a Maria Foschini che si occupava di alto artigianato e aveva una rivista dedicata proprio all’artigianato, fu lei a convincermi a fare le prime creazioni di moda . Io ero titubante, ero giovanissimo appena vent’anni, volevo fare architettura, inoltre mia mamma non voleva che io mi occupassi di moda e non vedeva nemmeno di buon occhio la mia amicizia con una signora tanto  più grande di me . La Foschini mi disse: “guardi le porto io una tagliatrice, delle lavoranti e anche qualche cliente”. Mi affascinò l’idea e aprii il primo atelier a via Sistina, fu lì che ebbi le prime clienti , mi portò Isa Miranda, Doris Durante, Franca Rame.Dopo  venne la Principessa Pallavicini che fu la mia prima grande cliente e con lei arrivò tutta l’aristocrazia infatti io sono un po’ specializzato per loro …

Ci ricorda i suoi inizi a Firenze e l’incontro con Giovanni Battista Giorgini ? 

 Era un uomo molto saggio, esportava all’estero l’alto artigianato italiano. Maria Foschini sapeva che Giorgini esortava le sartorie a non copiare le collezioni da Parigi ma a creare in modo autonomo .La visionarietà di  Giorgini decretò la nascita della moda italiana con la Sfilata a Palazzo Pitti del1951. La Foschini andò da Giorgini e gli portò tutti i miei disegni, volle subito conoscermi, avevo 21 anni ero un bambino e ne dimostrano ancora meno . Non poteva inserirmi nel calendario della famosa sfilata ma mi disse che avrei vestito io le figlie e la moglie. Realizzai per l’occasione  cinque  tablou che poi sarebbero stati illuminati, fu il mio debutto a Firenze .

Nel 1962 inaugura il suo atelier al n. 4 di Rue Cambon a Parigi, vive al Riz dove soggiorna anche Coco Chanel, ci ricorda gli anni parigini ? 

 Si, anche se Chanel viveva nella suite ed io in una stanza più modesta , avevo molte clienti e compratori a Parigi, l’Europeo mandò Oriana Fallaci a Parigi ad intervistarmi e scrisse un articolo bellissimo dal titolo: “il traditore con le forbici . ” Perché me ne ero andato a Parigi .

Ma poi tornò in Italia , perché ? ,  Parigi era e resta il sogno di ogni couturier .

Confesso di essere sempre stato un mammone , ho adorato mia mamma il suo carattere forte e in quel  periodo aveva bisogno di me, era sola, vedova per la seconda  volta e le fu anche affidata dal giudice  la bambina figlia di mio fratello e Kartine Spak. E poi era molto pesante per me fare su e giù Roma-Parigi ogni mese e poi a Roma avevo una grande clientela …

Ci racconta quegli anni?

 Tornato in Italia mi dovetti scontrare  con la questione della pubblicità , del marketing che io non conoscevo, arrivavano delle signorine molto carine da Vogue, Harper Bazar che mi chiedevano : quante pagine ci da di pubblicità ? Non sapevo nulla , mi affidavo ai tessili , il tessile comprava la pagina e spesso ero obbligato a prendere dei tessuti che non mi piacevano , per avere queste pagine il tessutaio mi imponeva le sue stoffe che non corrispondevano ai miei gusti perché io ho sempre privilegiato le tinte unite e loro mi proponevano stoffe stampate che a me non sono mai piaciute …quando ho una stoffa con i disegni non riesco a lavorarla , amo le tinte unite perché mi piace proprio la materia , plissetarla , lavorarla , tingerla , con gli stampati non è possibile . Mi ritrovai molto in crisi perché pubblicavano vestiti con i fiorellini , allora dissi o chiudo o continuo per conto mio . Detti le dimissioni dalla camera della moda , vi fu uno scandalo … ma così ricominciai come volevo io , con i miei tessuti , le mie follie e mi andò molto bene perché cominciai subito ad avere prenotazioni dai musei di tutto il mondo, fu una cosa molto bella perché mi interessava più raggiungere quella meta, ero libero , esponevo fuori calendario , senza schemi . 

Quanti artigiani aveva negli anni passati che collaboravano con lei ? 

Tanti, forse anche quaranta … c’è n’è  uno a Firenze Marco Viviani che fa un  plissé straordinario, ha dei cartoni che sembrano quadri di Burri .

Come è cambiato il sistema moda ? 

 Ho ancora tanto entusiasmo ma è un mondo completante finito, tutto è diventato troppo commerciale …dipende dalle pagine di pubblicità che dai ad un quotidiano.

Lei ha vestito anche molte attrici.

Le attrici le ho vestire tutte tranne la Lollobrigida che non era il mio genere e Monica Vitti che era un pò tirchia , venne una volta anche  con Antonioni ma la produzione non aveva soldi e non se ne fece nulla . Invece ho adorato vestire Silvana Mangano, è stata la mia rovina perché era talmente bella che dopo di lei non ho voluto vestire più un’ attrice . Aveva delle mani , una pelle, mi dava dei brividi per quanto  era bella. Quando la vestivo per Teorema, Pasolini mi disse: “Sia lei a rompere il ghiaccio” , perché io gli raccontai dell’imbarazzo che mi procurava per la sua grande bellezza e il suo silenzio . Ho vestito anche la Loren, fece cinque vestiti ma era tanta , napoletana , non era proprio il mio genere.

 Rita Levi Montalcini ha vestito Capucci e voleva vestire solo Capucci .

Era una donna deliziosa, era diventata ambiziosa , per lei ho fatto circa quarantasette abiti . Quando andò a prendere il nobel le feci un vestito con un pò di coda , non la voleva le sembrava un eccesso ma la convinsi …l’ ultimo vestito per lei l’ho fatto quando aveva 100 anni .

I suoi abiti sono opere d’arte, sculture ..

Infatti è per questo che tutti i grandi musei mi hanno voluto perché volevano quel gradino in più della moda , la creazione assurda , violenta, folle …

Lei ha detto che : “vestire è un rito , una magia” cosa vuol dire? 

Si ed è anche un fatto di educazione perché ci si mostra agli altri e bisogna essere in ordine, mi vesto come un pappagallo… anche a novant’anni voglio i colori perché i colori mi danno gioia interiore e gioia di crear .

Cosa vuol dire essere alla moda per Capucci ? 

 Per me chi segue la moda , quella cretina è fuori moda perché la portano tutti, amo le donne che hanno carattere… amavo la Mangano perché aveva uno stile inconfondibile , una classe sua e pensare che era figlia di un ferroviere e di una madre inglese povera . Lei non vestiva mai alla moda ma con i vestiti belli che le stavano bene . Delle volte si dice : “va di moda” ma io direi : “ti sta bene questa moda ? “. Dico sempre alle donne di mettere in risalto ciò che hanno di bello : un bel decolté o dei begli occhi , perché non è il vestito che porta la cliente ma è la cliente che porta il vestito quindi lo deve capire, amare , sentirselo . Guardo le clienti quando indossano gli abiti : ci sono alcune che sono come delle patate che non c’entrano niente con il vestito. Altre non belle ma con una grinta da far vivere i vestiti . La moda non è per tutte ….

Come Capucci non è per tutte ?

No, al contrario, se potessi mi piacerebbe vestire varie tipologie di donne, una magra, una grassa, una giovane , una anziana una povera una ricca …

Tra i suoi colleghi chi le piace ? 

 Mi piace Armani perché è pulito, essenziale , lui fa un prêt à porter che davvero si porta , fa vestiti  per cui lei esce la mattina e la sera ci può anche andare a teatro , lui è riuscito a coniugare tutto questo . Amo poi molto i couturier giapponesi perché lavorano in pieno sulla forma, ho esposto e lavorato molto in oriente mi hanno chiesto abiti  in pieno stile Capucci. L ‘ unica cosa su cui non ci troviamo sono i colori il massimo che osano è il blu .

Qual è il suo pittore preferito ? 

 Ma è difficilissimo per me, è come chiedere ad una madre che ha cinquanta figli quale preferisce , in certi momenti Caravaggio mi piace moltissimo, le ombre , i colori le situazioni. Pensi alla Madonna dei Pellegrini, a come tiene quel bambino in braccio , era scandaloso per l’epoca…

Il suo scultore preferito ? 

Michelangelo 

 Da dove trae ispirazione per le sue creazioni ?

 La mia prima forma  di ispirazione è la natura , ci sono dei prodigi nella natura per cui non si riesce mai a capire il perché . Una volta ero in Sud Africa ospite della figlia di Totò e c’ erano degli uccelli meravigliosi  che vedevo volare, volevo fare un vestito ispirato a queste aperture alari colorate ma non ci sono riuscito …. mi ricordo poi di un ventaglio di mia sorella che sventolava in estate  è così è uscito fuori il vestito a ventaglio.L’ importante è essere pronti a percepire .

Cosa è l’eleganza per Roberto Capucci ? 

Avere personalità , se una donna ha personalità lo vedi subito.Avere personalità è fondamentale perché comporta anche avere un intelletto, una spiritualità. 

 

Avere stile cosa vuol dire per Roberto Capucci ? 

Avevo delle clienti che avevano al massimo cinque colori e vestivano sempre con quelli perché avevano il loro stile, il loro carattere, delle clienti ormai rare …

Cosa la rende felice?

Disegnare , adoro disegnare, nella mia vita  ho fatto più di ottantamila disegni, ora il mio archivio e gli abiti saranno portati da Firenze a Villa Manin. Ancora  disegno  tantissimo talvolta dimenticando persino di andare a mangiare … Gli ultimi disegni sono ispirati alla figura maschile, vorrò fare una mostra presto . 

L’amore che posto ha avuto nella sua vita ? 

Il mio amore è stato il mio lavoro, di fronte a qualsiasi proposta c’èra sempre il mio lavoro . Ho studiato molto i colori, il loro abbinamento, gli amori gli affetti , tutte cose secondarie .

Il posto dove amerebbe vivere ? 

 Quando vado in India, vorrei rimanere lì come quando vado in Nepal, adoro l’ oriente, la Cina il Giappone, la Tailandia, la Cambogia adoro quei paesi mi danno pace  , amo la loro storia , il loro passato, adoro le rovine dei tempi buddisti antichi . Sono stato trentasette volte in India e a Febbraio ritorno  per la trentottesima volta.. 

Se dovesse descrivere lo stile Capucci ? 

È lo stile Capucci e non voglio piacere a tutti, quando  feci l’invito per una importante mostra a New York con l’immagine di una giacca rossa tutta plissettata scrissi una frase di Schiller : ” Se quello che fai o crei non piace alle masse non importa cerca di piacere a pochi è un errore cercare di piacere a tutti  “. Lei non può piacere a tutti perché altrimenti  diventa come il dash …

Virginia Zullo

L’intervista è stata realizzata per la rivista ROMA The Eternal City 

 

2017-07-06T12:43:50+00:00

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