Azzedine Alaïa, ritorno trionfale a Parigi 

Corsetti strizzati sul decollété, trionfo di animalier all over a celebrare il lato felino di ogni donna, cappucci misteriosi a celare il volto di una mantide, abiti scultorei ad esaltare una femminilità sinuosa e sfrontata, che si perde nella maestria sartoriale: l’estetica di Azzedine Alaïa, couturier tunisino entrato di diritto nel mito, ha segnato un tassello indelebile nella storia del costume e della moda.


Mentore di Naomi Campbell, sua musa prediletta, e voce tra le più autorevoli nel panorama dell’alta moda internazionale, dopo sei anni di assenza il designer ha fatto ritorno nel calendario dell’Haute Couture parigina. A celebrare il nuovo défilé è ancora lei, la Venere nera, che deve molto allo stilista: fu proprio Alaïa a scoprire la splendida Naomi a soli 15 anni e la aiutò nella sua carriera, ospitandola nella sua casa atelier di Rue de la Verrerie.


E proprio la Venere nera ha aperto le danze della sfilata-evento. Un revival dello stile più iconico della maison, che sceglie però di non perdersi in nostalgici richiami al glorioso passato ma si riscopre arricchisce di inediti spunti anni Sessanta, per un mood bon ton. Correva l’anno 2011 quando aveva luogo l’ultima sfilata del maestro, che segnava il ritorno sulla scena dopo otto anni di assenza. Ora occhi puntati sulla collezione haute couture Autunno/Inverno 2017-2018: Naomi, che ha anche chiuso il défilé, ha festeggiato il suo mentore con un post su Instagram: “Congratulazioni “papà” @azzedinealaiaofficial, è sempre un onore sfilare per te. Dal 1986 a oggi. #I Love You #unique #master #legend”, queste le parole della supermodella.


La collezione non lesina in tocchi Sixties, a partire dal black and white optical che impreziosisce molti dei capi che sfilano, a partire dalla pelliccia indossata da Naomi Campbell. Largo poi ad ankle boots e capi dalla discreta eleganza. Non manca inoltre un tocco di aggressività negli ankle boots indossati dalle modelle, tra le quali spicca la supermodella Karlie Kloss.


Discreto ed indipendente, il couturier nato a Tunisi nel 1940 si è sempre distinto nel fashion system come una voce fuori dal coro: scevro a logiche meramente commerciali, Alaïa ha sempre perseguito un ideale di bellezza ben definito. Da sempre amante delle curve femminili e dei fisici a clessidra, lui, che ha lungamente sottolineato quanto il fondoschiena sia il centro della seduzione femminile, ha iniziato la sua carriera nel 1957 a Parigi. Dopo essere stato assunto da Dior, ha lavorato con Guy Laroche e Thierry Mugler. Alla fine degli anni Settanta inaugura il proprio atelier sulla Rive Gauche. Nel 1980 arriva la prima linea di prêt-à-porter: il resto è storia.


Alaïa vestirà dive patinate e nobildonne, da Marie-Hélène de Rothschild a Louise de Vilmorin, da Madonna a Grace Jones, da Carine Roitfeld alle amate supermodelle. Indimenticabile la collezione leopardata del 1991: durante i Nineties il suo stile diviene iconico. Tra le sue muse anche Farida Khelfa, Stephanie Seymour e Carla Sozzani. 

Chiara Caputo Sibilla 

2017-07-07T10:48:09+00:00

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