Giuseppe Penone, la natura diventa scultura

Giuseppe Penone è uno dei più grandi scultori viventi la cui opera si può interamente leggere attraverso il complesso e strutturato rapporto della natura con il tempo.
La natura, nell’ultima sua produzione artistica, è diventata centrale; una importante mostra, che prende il titolo da una sua opera, Matrice, è visitabile a Roma a Palazzo della Civiltà fino al 16 luglio 2017.

Da sinistra Massimiliano Gioni, Giuseppe Penone e l’amministratore delegato di Fendi Pietro Beccari alla mostra «Matrice» al Palazzo della Civiltà italiana di Roma .

Giuseppe Penone è nato a Garessio in Piemonte nel 1947, inizialmente si lega al movimento dell’arte povera, esordisce a Torino esibendo il proprio corpo e materiali artificiali per intervenire sulla natura, sugli alberi e i ruscelli.

Intorno agli anni settanta il suo lavoro si intensifica dando inizio alla creazione di opere che negli anni diventeranno iconiche come i blocchi di legno da cui fa emergere il profilo degli alberi. Ai materiali naturali e poveri si aggiungono interventi più complessi con l’uso di materiali come bronzo e marmo .Nelle sue opere vi è una costante ricerca dell’essenza della materia e delle forme geometriche che rivela il desiderio di appartenere alla sacralità della natura, cortecce e tronchi fusi in bronzo e alberi ricoperti in foglia d’oro appartengono alla recente produzione di Penone.

A proposito della mostra Matrice Giuseppe Penone dice che: “Gli alberi ci appaiono solidi, ma se li osserviamo attraverso il tempo, nella loro crescita, diventano una materia fluida e plasmabile. Un albero è un essere che memorizza la sua forma e la sua forma è necessaria alla sua vita, quindi è la struttura scultorea perfetta , perché ha la necessità dell’esistenza .”

Tra le opere esposte a Palazzo della Civiltà all’ Eur Matrice è di certo l’opera più spettacolare, lunga trenta metri, presenta un tronco di abete tagliato e scavato seguendo un anello di crescita, così da portare in superficie il passato dell’albero, la sua storia e le sue trasformazioni attraverso il tempo. Ultimamente l’interesse di Giuseppe Penone si è spostato sull’urbanistica e a tale proposito ha creato l’opera Abete che troneggia all’entrata di Palazzo della Civiltà, conferendo alla metafisica struttura monumentale del palazzo un’atmosfera ancora più onirica e irreale. 

L’ opera Abete anticipa la realizzazione di un importante scultura di Penone che verrà installata a Largo Goldoni di Roma, commissionata da Fendi, sarà un lascito importante alla città di Roma e al suo assetto urbanistico. Giuseppe Penone costruisce un discorso sulla scultura a partire dal rapporto con l’universo vegetale, ovunque esponga le sue opere cerca sempre un dialogo tra architettura e scultura esaltando le caratteristiche dell’una e dell’altra. Come nella mostra a Palazzo della Civiltà l’espressività dello spazio e quella della materia, luce e volume , dialogano tra loro.

Si potrebbe dire che questa ossessione di Penone per la natura non sia per il naturale in quanto tale ma abbia in qualche modo a che fare con un implicita passione per la scultura che nella natura si ritrova per cosi dire allo stato puro, la natura , la forma di un albero, gli alberi tanto amati da Penone sono di per sé sculture.

La natura produce da sé forme meravigliose che Giuseppe Penone rivisita e riguarda facendole esplodere negli spazi da sempre adibiti all’arte. Un’operazione che più che nella tradizione dell’Arte Povera si pone nella tradizione dell’arte concettuale . La materia naturale si mostra nel suo essere creazione pura tra la luce e lo spazio di luoghi carichi di afflato simbolico e culturale .

Ricordando l’antico adagio natura e cultura, Giuseppe Penone fa molto semplicemente della natura una cultura dal momento che la trasforma in scultura, dice infatti : “Le idee mi vengono pensando alla scultura. Questo lavoro non è realizzato considerando i materiali come qualcosa di distinto da ciò che dobbiamo creare. E’ una riflessione sulla realtà delle cose. I miei pensieri oggi, continuano ad essermi ispirati dalla preoccupazione della scultura …è questo che dà coerenza alla mia opera”. Si tratta di un’operazione di ready –made dove però l’oggetto non è prefabbricato ma già esistente in natura. Nel lavoro di questo straordinario interprete della natura e del naturale c’è un intimo afflato verso il mistero che abita la forma di una foglia o di un albero. A suo modo Giuseppe Penone pone anche una questione etica interna al nostro rapporto con la natura evocando un rispetto assoluto verso la natura, facendone una sorta di religione laica.

Ricordando il Dio di Spinoza che è appunto la Natura, l’opera di Giuseppe Penone è, ancor prima che visione, ancor prima che estetica, educazione verso ciò che ci circonda e ci appartiene. La modalità in cui l’opera di Giuseppe Penone ci trasmette questo sentimento di sacralità ha a che fare certamente con un linguaggio artistico concettuale ma di facile decifrazione soprattutto quando le sue opere dialogano virtualmente con i luoghi preposti all’esposizione dell’arte, dove appunto la cultura, l’istituzione arte, incontra la natura di Penone, in un’operazione di esaltazione reciproca.

  Virginia Zullo 

Articolo pubblicato su #Natura /Rivista di ambiente e territorio dell’arma dei Carabinieri 

2017-07-11T21:17:33+00:00

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