Intervista a Andrea Pacanowski

“I sogni sono tutto per me, a volte, e questo un pó mi spaventa, sogno e quel che sogno si avvera, la mia arte proviene dall’inconscio.” (Andrea Pacanowski)


Andrea Pacanowski, classe 1962, nasce in una famiglia di artisti, padre architetto, zia pittrice e nonna scultrice. Dopo il liceo artistico iniziò la gavetta nello studio di Alberta Tiburzi, fotografa di moda di fama internazionale e per quasi 20 anni è stato uno dei fotografi di moda più richiesti in Italia. Nel 2008  avviene la svolta, avverte il bisogno di creare autonomamente. Inizia un percorso di sperimentazione che lo porterà a creare opere di grande impatto, intense ed oniriche dove la fotografia sembra mescolarsi alla pittura in un connubio tra virtuale reale e tattile. 

Ho conosciuto l’opera di questo grande fotografo a Capri mentre visitavo la Galleria Liquid art System di Franco Senesi . 

Andrea Pacanowski e Franco Senesi

Come nasce l’amore per la fotografia?

Mio padre era un’amante della fotografia, mi sono appassionato sin da piccolo. Ho subito molto anche il fascino del cinema ed ho lavorato su alcuni set cinematografici, l’incontro più bello fu quello con Dino Risi.

Hai iniziato la tua carriera come fotografo di moda, ci parli di quel periodo della tua vita?

Il mio amore per la fotografia inizia con la moda, io adoro le donne, la femminilità, quel periodo della mia vita va letto in questa direzione… Fotografare una donna è bellissimo perché scopri in ognuna qualcosa di diverso, delle sfumature uniche… Ma ho lasciato la fotografia di moda perché ad un certo punto non riuscivo a lavorare su commissione, cercavo altro, cercavo una mia dimensione di espressione.

Ci parli della tecnica che usi per realizzare le tue opere?

Utilizzo una tecnica inusuale, dove lascio la fotografia priva di interventi di post-produzione, facendo molta attenzione alla ricerca della giusta luce, dell’allineamento delle forme, l’accostamento dei colori ed il punto di vista ottimale. Nascono così soluzioni infinite dove l’immagine diventa quadro.Questa tecnica fotografica, già complessa ed elaborata, l’ho ripresa e sviluppata nella sua trasposizione audiovisiva con il valore aggiunto del movimento, della dinamicità e del suono, nella video-installazione “Acquario”.

C’è un tuo lavoro che trovo davvero interessante quello dedicato alle religioni, come è nato?

Stranamente è nato per caso, ero a Marrakech per realizzare un lavoro sull’erotismo, dunque tutt’altra cosa . Vidi però un gruppo di musulmani, iniziai a scattare e lì nacque l’idea di fare un lavoro sulle religioni. Poi il viaggio a Gerusalemme è stato in qualche modo determinate, lì ho fotografato ebrei e musulmani.

Non mi interessava la funzione religiosa ma ero interessato alla folla, all’aspetto per così dire globale della religiosità. Così sono nate fotografie che ognuno poteva interpretare a modo suo.

C’è un tuo lavoro che ho visto esposto a Capri alla Galleria Liquid art system  ,  una donna e una bambina immerse in un paesaggio lunare con delle sfere colorate, me ne parli ? 

Si intitola Il deserto dei ricordi, si tratta di una donna che ricorda di quando era bambina, nelle sfere colorate sono racchiusi i suoi sogni, le sfere sono anche la leggerezza. I sogni, il sogno sono tutto per me, a volte, e questo un pò mi spaventa, sogno e quel che sogno si avvera.

Www.andreapacanowski.com  http://www.liquidartsystem.com

2017-07-21T15:30:54+00:00

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