I luoghi dell’anima di Christian Boltanski in mostra a Bologna

In mostra a Bologna i luoghi dell’anima di Christian Boltanski
Al MAMbo fino a novembre una retrospettiva dedicata al grande fotografo francese.
Visionario, eclettico, ermetico, Christian Boltanski torna a Bologna, con una mostra esclusiva: “Anime. Di luogo in luogo” è il titolo della retrospettiva, inaugurata al MAMbo lo scorso 26 giugno.
Una visione intimista si unisce a citazioni meramente autobiografiche, contornate da guizzi istrionici: c’è questo e molto altro nella fotografia di Boltanski, artista poliedrico capace di rappresentare tematiche universali come la vita e la morte. Il fato, beffardo deus ex machina dell’esistenza umana, si accanisce talvolta contro l’uomo fino a dominarne i meandri più oscuri della memoria: qui si perde la ubris umana, che soccombe dinanzi all’imperturbabile scorrere del tempo. L’unica salvezza per l’uomo è solo nella memoria di un passato immemore e sbiadito.
“Anime. Di luogo in luogo”, a cura di Danilo Eccher, segna una nuova tappa per la poetica di Boltanski: dieci anni fa l’artista esponeva nel capoluogo emiliano “A proposito di Ustica”, intervento permanente visibile negli spazi dell’ex magazzino ATC, dove sono custoditi i resti del velivolo protagonista della tragedia del 1980. Correva l’anno 1997 quando il fotografo esponeva, sempre a Bologna, la personale “Pentimenti”.
Oggi al MAMbo viene proposta una selezione di venticinque lavori dell’artista francese, scelti dalla produzione degli ultimi trent’anni. Tra suggestioni oniriche e guizzi futuristi si aprono scenari post-apocalittici che catturano l’occhio del visitatore regalandogli emozioni inedite: ecco un gioco di specchi alternarsi ad una catena di lampadine sospese nel vuoto, fino alla sperimentazione più ardita, come nell’opera Volver, suggestiva montagna d’oro interamente realizzata con coperte isotermiche.
Boltanski si riconferma maestro nell’evocare scenari struggenti utilizzando immagini sbiadite ma pregne di significati metaforici: è il caso di Animitas (blanc), opera video raffigurante centinaia di campanelli giapponesi legati allo scarno metallo di pali, o ancora Réserve, installazione costituita da 500 chili di indumenti stesi al suolo. Un’immagine che sembra suggerire la caducità dell’esistenza umana: sono gli oggetti i silenziosi depositari della vita delle persone cui sono appartenuti, a cui sopravvivono senza appello.
Ma il MAMbo si apre in un omaggio a tutto tondo che celebra la poetica dell’artista francese, attraverso un evento che interessa l’intero tessuto urbano della città. Nel ventesimo anniversario del Museo viene infatti creato un calendario fitto di eventi che coinvolgono mostre, installazioni, performance, fino alle periferie e gli spazi più ai margini. Il progetto, inaugurato lo scorso 26 giugno, include anche l’installazione sonora Coeur, dedica del video maker alla sua amata Bologna, città a cui lo lega una vera e propria affinità elettiva.
Christian Boltanski è nato a Parigi nel 1944 da padre di origine ucraina e madre corsa: la sua carriera inizia a soli 13 anni, nel 1958. Nel 1967, accantonata la pittura, inizia ad interessarsi alla scrittura. Nel 2011 rappresenta la Francia alla Biennale di Venezia. Nel 2009 gli viene conferito il Premio De Gaulle-Adenauer. Fotografie, installazioni audio e video costituiscono la sua opera, insieme alla sperimentazione che lo vede prediligere vecchie fotografie, oggetti ritrovati, cartone, plastilina, lampade, candele. Fino al 12 novembre appuntamento al MAMbo per un evento suggestivo. 

Chiara Caputo Sibilla 

2017-07-26T12:46:58+00:00

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