Intervista ad Andrea Camilleri


Come nasce un romanzo? 

Un romanzo nasce da suggestioni esterne. Uno scrittore tenta di comporre la propria riflessione in relazione alla realtà esterna.

 Non le chiedo come finirà Montalbano, ma mi dica, diventerà sentimentalmente adulto prima o poi?

No. Non è detto che nella vita si diventi sentimentalmente adulti invecchiando, si può rimanere sentimentalmente ragazzini a 90 anni ed è una cosa bellissima.

Un personaggio come Montalbano, quanto pesa sul quotidiano di Andrea Camilleri?  

Riformulando la domanda, davanti a un fatto di cronaca o ad un qualsiasi evento lei pensa mai Montalbano farebbe così o direbbe così…

Mai. Tant’è vero che non rispondo mai a giornali che mi chiedono di rilasciare interviste riguardanti fatti di cronaca nera.

 Lei è quello che si dice un autore di culto, ma è troppo ironico per prendere sul serio la definizione, che pure è veritiera, insomma come vive il fatto che ad un certo punto della sua vita, in età non più giovanile, sia diventato lo scrittore italiano più popolare, con tanto di fan club e stuoli di ammiratori? 

Siccome tutto si è svolto realmente a mia insaputa e al di fuori della mia volontà l’ho preso con molto piacere dato che si è trattato di una libera scelta dei lettori.

Lei incarna e racconta la Sicilia migliore, quella che conosce il suo passato ma guarda avanti, che non scende a compromessi, una Sicilia consapevole della sua identità e lontana dagli stereotipi….cosa augura oggi alla sua terra e più in generale dal Sud dell’Italia? E magari all’Italia tutta…

Per ciò che riguarda il sud mi auguro migliori condizioni di vita e lavoro, che mi pare non vi siano nemmeno nel resto dell’Italia.

Tornando al discorso dell’identità, che di questi tempi viene sbandierata anche pericolosamente, c’è chi sostiene che al Sud esista una forte consapevolezza dell’essere, a Nord del fare… e infatti proprio al Nord c’è una sorta di ossessione a volere recuperare l’identità “perduta”, ma secondo lei è sufficiente allo scopo insegnare il dialetto nelle scuole? E soprattutto si può andare a lezione di dialetto?

Direi di si all’insegnamento nei dialetti nelle scuole non obbligatoriamente; che sia facoltativo e non diventi una questione politica, soprattutto non sostituiscano la lingua madre; I dialetti sono una linfa che apporta vita all’albero della lingua italiana.  Circa l’identità noi siciliani abbiamo una connotazione identitaria così definita e radicata nel corso dei secoli che non abbiamo alcuna paura di perderla.

Ad uno dei tanti autori che circolano liberi per le strade, con i cassetti pieni di testi non pubblicati, cosa consiglierebbe? Insistere o desistere? 

Consiglio l’ostinazione. Ricordo a tutti che il mio primo romanzo fu rifiutato da tutti gli editori italiani e attese dieci anni prima di vedere la sua pubblicazione.
 Lei è contento del suo lavoro, ovvero, quando piazza il punto finale ad una storia generalmente è soddisfatto o comincia a scorgerne i difetti? 

Quando termino una storia, dopo averla scritta e riscritta infinite volte, sicuramente avrà dei difetti ma io sono impossibilitato a vederli,  così non ne sono né soddisfatto né insoddisfatto. Il romanzo è li.

 In questa Italia è più facile fare ridere o fare piangere? 

Più facile far piangere
 Cosa vorrebbe vedere di cambiato domani, appena alzato dal letto?

Tutto .

2017-09-13T22:34:47+00:00

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