VERSACE S/S 2018: LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO

di Chiara Caputo Sibilla

La moda è fatta di corsi e ricorsi storici, si sa. Ma non solo: da sempre impietoso specchio dei tempi ed interprete più sincero delle tendenze, la moda anticipa, riflette, ripropone e, soprattutto, osserva la realtà circostante e il momento storico.

Accade così che, sul finire di una fashion week tra le meno esaltanti degli ultimi tempi, arrivi, del tutto inatteso, un coup de théâtre capace di destare anche le coscienze dormienti: a vent’anni dalla tragica scomparsa di Gianni Versace, Donatella sceglie di dedicare la collezione S/S 2018 alla memoria del fratello, e lo fa con una sfilata-evento destinata a restare impressa indelebilmente nella storia del costume.
E se i maligni e i complottisti dell’ultim’ora scorgono, dietro l’operazione nostalgia, i cinici dettami imposti da un marketing che vede il brand in crollo nelle vendite degli ultimi anni, è pur vero che, se di marketing parliamo, c’è anche una tendenza quantomai interessante, che la sagace mente di Donatella Versace sembra avere intercettato forse per prima nel brulicante mondo fashion.


In tempi in cui i social network si sono eretti ad arbiter elegantiae, rendendo la moda fruibile ad un numero sempre maggiore di persone, ma relegandola di fatto ad una torre d’avorio elitaria e lontana ai più, in cui dominano le dinamiche di profitto e di visibilità, perseguite ad ogni costo, si avvertono i primi vagiti di una rivoluzione che muove i primi passi dal basso: dietro l’omaggio al fratello Gianni, Donatella si rivela brillante imprenditrice dell’eredità di famiglia, capace di osservare il momento in cui viviamo e interpretare i desideri e gli auspici della collettività.
Non un mero tributo a Versace, vero genio in un’epoca in cui l’aggettivo viene abusato quotidianamente, e ai Nineties, ma la risposta a chi non accetta un’estetica imposta dall’alto e rivendica il bello nell’accezione più autentica del termine. La sfilata ha sbaragliato in un colpo solo l’agguerrita concorrenza di nomi altrettanto storici che hanno presentato le nuove collezioni alla Milano Moda Donna: pur senza perderci in sterili echi nostalgici, sulla passerella riviviamo tutto il glamour di quella Milano da bere oggi dimenticata.
Dopo tanta bruttezza ostentata come trend imperante, dopo l’immane e gratuita volgarità spacciata per moda futurista, ecco finalmente una full immersion nella bellezza più autentica, che ci riporta ad una femminilità primordiale e ad un’eleganza intramontabile. In una processione dei simboli che hanno reso famosa in tutto il mondo la maison Versace, riviviamo lo stile irriverente e coloratissimo, sexy e grintoso di quello che è stato uno tra i grandi innovatori del Novecento: dalla pelle borchiata alle suggestioni western, dalle stampe ispirate a Warhol, risalenti alla collezione S/S 1991, alle camicie in denim, passando per il gold all over e le croci preziose, i pattern marini e l’animalier, i motivi stilizzati e il simbolo della Medusa, fino ai drappeggi e, infine, ai lunghi abiti da sirena tempestati di pietre preziose. C’è proprio tutto nella collezione tributo, che vede in passerella nuove generazioni di mannequin a confronto: sfilano i nuovi volti della moda, come Kaia Gerber, Gigi e Bella Hadid, Kendall Jenner, Grace Elizabeth, Candice Swanepoel, Caroline Trentini, Doutzen Kroes, ma le regine sono ancora una volta loro, le celebri supermodelle, che chiudono il défilé. 
Come un déjà vu, ritroviamo Cindy, Carla, Helena, Naomi e Carla schierate in una parata iconica, in cui si ergono come ieratiche vestali e muse dello stile Versace. Ha il sapore di un amarcord a lungo atteso e sognato, il finale ad effetto voluto da Donatella: la sensazione che si prova dinanzi al maestoso irrompere della bellezza sulla passerella, è unanime.


Catartico e commovente, specie per chi gli anni Novanta li ha vissuti in prima persona, il ritorno delle supermodelle è un evento che spazza via di colpo trent’anni di moda: loro, valchirie la cui bellezza non è stata minimamente intaccata dal tempo, sembrano distinguersi dalle colleghe più giovani per una personalità e un divismo oggi drammaticamente assente nel gotha della moda internazionale. Ed improvvisamente è come se avessimo vissuto tutti questi anni aspettando il loro ritorno. 
È come tornare a casa o rivivere un sogno, riposto nei meandri della memoria, accanto ai ricordi di una golden age mitizzata, da tramandare alle nuove generazioni. Dovremmo solo provare un’immensa gratitudine nei confronti di Donatella Versace, geniale deus ex machina capace di assolvere al compito tradizionalmente assegnato alla moda: farci emozionare.

2017-09-24T20:19:09+00:00

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