Pablo Picasso e il suo malinconico teatro

di Virginia Zullo

Picasso. Tra Cubismo e Classicismo:1915-1925, una mostra per scoprire l’amore di Picasso per l’arte italiana e il balletto  

Malinconia, potenza dell’arte e talento unico di trasferirla in un modo delicato sulla tela, è così che si potrebbe riassumere la mostra dedicata a Pablo Picasso appena inauguratasi a Roma alle Scuderie del Quirinale. Se si vuole comprendere appieno il senso della mostra alle Scuderie bisognerà prima di tutto restare in contemplazione della mastodontica opera Parade esposta a Palazzo Barberini. Di un figurativo aereo e semplice, rappresenta una scena di vita quotidiana di una famiglia circense, si tratta di un Sipario di rara bellezza , una tela lunga 17 metri ed alta 11. L’effetto sublime, proprio in senso kantiano, è dato dalla collocazione di Parade all’interno del grande salone affrescato da Pietro da Cortona dove è davvero stupefacente l’effetto prodotto dall’incontro tra la pittura barocca di Pietro da Cortona e la dolcezza onirica della tela di Picasso. L’opera è stata concepita per la rappresentazione teatrale del balletto in un atto Parade, di Léonide Massine, tratto da un poema di Jean Coucteau, i costumi e le scene furono affidati appunto al genio di Picasso. La messa in scena del balletto avvenne durante la Prima Guerra Mondiale e fu un grido di dolcezza e leggerezza durante una guerra crudele che stava devastando l’Europa.Fu per lavorare a Parade che Picasso venne in Italia dove lavorò anche al balletto Pulcinella . A Roma si estasiò davanti a Raffaello e a Napoli passò intere giornate al Museo Archeologico dove rimase colpito da Ercole Farnese, per non parlare della fascinazione che ebbe per gli affreschi di Pompei.  Ad un occhio attento non sfuggirà la sintonia stilistica e cromatica dei disegni per il teatro di Picasso con gli affreschi pompeani.

Se non si comprende questo specifico momento di innamoramento di Picasso per il teatro e soprattutto per il balletti russi, della mostra si comprenderà e apprezzerà poco o nulla o ci si limiterà a scriverne una inutile didascalia visiva.

Trovano così giustificazione la presenza dei malinconici bimbi vestiti con maschere teatrali , i suoi pierrot , gli arlecchino , il ritratto del compositore Igor Stravinsky , quello del coreografo Massine , i bozzetti per i costumi teatrali . Insomma tutto ciò che ruotava intorno al teatro e la messa in scena teatrale.​ ​Dunque la mostra se ad un primo sguardo può sembrare di semplice lettura con la presenza di alcuni capolavori per così dire classici e massificati, identificati per la comodità degli storiografi come periodo cubista, è soprattutto un viaggio nel teatro e in particolare nella storia teatro  russo e nei sui famosi Ballets Russes.

Degni di nota e di più facile impatto i ritratti femminili presenti in mostra, un’altra ossessione di Picasso che è stato di una prolificità disarmante.​

 

​Basti solo pensare che quando si appassionò all’opera di Velasquez Las Meninas, ne realizò qualcosa come 58 versioni , visibili tutte al Museo Picasso di Barcellona, due enormi sale dove Las Meninas è onnipresente , una sorta di persecuzione , ossessione , esattamente ciò che fu l’arte per Picasso.

Insomma più che di periodi picassiani , blu, rosa, cubista, ecc.., bisognerebbe riscrivere la storia delle ossessioni di Picasso . Per comodità didattiche certo meglio creare caselle specifiche in modo da poter pure ideare delle mostre, tuttavia l’opera di un artista come Picasso non è periodizzabile ma vive e pulsa in un corpo unico dove a ben vedere tutto si plasma in una unità viva , come in universo armonico . Anche il teatro per un periodo lo fu – e la mostra romana ne è ampia e documentata testimonianza – e quindi vai con bozzetti, ritratti, colombine, ballerine , pierrot , splendidi costumi.

Insomma tutto ciò che toccava questo genio della pittura diventava infinita fonte d’ispirazione dove l’ arte era un urgenza continua ed imprescindibile. Genio sì , ossessivo e famelico mai soddisfatto e in costante ricerca sebbene amasse ripetere : “Io non cerco , trovo …” e trovò anche l’amore della ballerina russa Olga Khokhlova proprio a Roma mentre preparava i costumi e le scene dei Ballets Russes, perché l’arte e l’amore per lui erano la medesima cosa.

 

2017-10-06T13:47:34+00:00

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