PARIS FASHION WEEK: NIKI DE SAINT PHALLE RIVIVE SULLA PASSERELLA DI DIOR

di Chiara Caputo Sibilla

Ad inaugurare la Paris Fashion Week è stata Maria Grazia Chiuri: sulla passerella della collezione primavera/estate 2018 di Dior ha sfilato un manifesto neo femminista, in bilico tra stile à la parisienne e citazioni artistiche.

La stilista romana riflette sulla condizione femminile in un momento storico in cui le donne sono spesso vittime di una società che stenta ancora a riconoscerne l’immenso potenziale.

Il femminino sacro funge da leitmotiv che ispira alla Chiuri una speculazione filosofica che si traduce in una collezione grintosa, in cui domina uno stile squisitamente francese. Nel 70esimo anniversario della celebre maison fondata da monsieur Christian Dior, le passerelle parigine si arricchiscono di suggestioni rivoluzionarie, in cui la donna diviene protagonista assoluta di una sfilata che intende porsi come manifesto politico: duemila gli invitati all’evento, in un parterre in cui spiccano nomi del calibro di Naomi Watts, Kristin Scott Thomas, Marisa Berenson, Natalia Vodianova, Eva Herzigova, Bianca Jagger, Laura Morante.

Fragile e ribelle, forte e reazionaria, la donna Dior incarna i nomi delle donne che hanno saputo interpretare la propria femminilità in chiave artistica: sono loro, le artiste del Novecento, i geni che ispirano a Maria Grazia Chiuri una collezione dall’allure nostalgica. La designer muove da un grande quesito, che riprende il titolo del volume scritto da Linda Nochlin nel 1971: “Perché non ci sono state grandi artiste?”, questa la domanda esistenziale che la stilista si pone, in una speculazione mai sterile, che diviene sagace pretesto per un excursus storico che ripercorre l’opera di una delle artisti internazionali più affascinanti della storia.

Mi Niki de Saint Phalle, protagonista del Nouveau Realisme, ex modella ed icona di stile ante litteram, rivive sulla passerella di Dior, come voce tra le più autorevoli nell’arte femminile. Poliedrica ed esuberante, Niki de Saint Phalle (all’anagrafe Catherine Marie-Agnès de Saint Phalle) nacque a Neuilly-sur-Seine nel 1930, dall’attrice americana Jeanne Jacqueline Harper e dal banchiere francese André Marie Fal de Saint Phalle. Nel 1937 la famiglia si trasferisce a New York: Niki, volto perfetto e carattere ribelle, cambia numerose scuole: poliglotta e appassionata di arte e letteratura fin dall’adolescenza, viver in bilico tra gli USA e la Francia, dove trascorre le vacanze estive nella residenza dei nonni, al castello Filerval. Giovanissima, posa come fotomodella per riviste del calibro di Vogue e Life e intanto sogna di diventare un’attrice: il suo volto pulito incanta la carta stampata, ma la sua personalità nasconde un lato oscuro, che mal si sposa con il tradizionale ruolo femminile.

Nel 1948 si avvicina sempre più all’arte, che sente come sua passione viscerale, e due anni dopo convola a nozze con lo scrittore Harry Mathews, dal quale ha due figli, Laura e Philip. Nel 1952 la coppia si trasferisce a Parigi. Qui Niki è inquieta: incapace di adattarsi al piattume di un’esistenza borghese, la donna inizia a manifestare i primi sintomi di quel male oscuro che la costringerà ad un lungo ricovero ospedaliero a Nizza. La pittura diviene per lei un porto sicuro ove cercare quella pace che non trova nella propria vita, caratterizzata da segreti inconfessabili, a partire dagli abusi del padre, che la giovane subì a soli 11 anni. «L’arte le aveva permesso di superare il dolore che aveva conosciuto durante la vita», così Maria Grazia Chiuri ha commentato la vita dell’icona.
Nel 1956 arriva la prima personale a St. Gallen, in Svizzera. Nel 1960, dopo essersi separata dal marito, Niki si avvicina a Jean Tinguely ed Eva Aeppli: ben presto si impone come unica donna del gruppo dei Nouveaux réalistes. Il 1965 è l’anno delle Nanas, figure a grandezza naturale con cui l’artista esplora la femminilità: impossibile dimenticare Hon/Elle, gigantesca Nana incinta stesa sul dorso, visitabile attraverso una porta corrispondente alla vagina. Provocatrice spregiudicata e libera, Niki de Saint Phalle amava disorientare e scandalizzare: le sue Nanas entrarono nella storia, come anche il Giardino dei Tarocchi di Garavicchio, Toscana, opera ispirata al Parco Guell di Gaudi di Barcellona. In un gioco di specchi e mosaici, vetri e ceramiche colorate, l’artista creava ventidue sculture, alcune delle quali abitabili, ispirate agli arcani maggiori dei Tarocchi. Proprio sulla falsariga di una di queste opere monumentali, si apre il set del défilé di Dior: in un tendone all’interno del giardino del Museo Rodin sfila una bohémienne ante litteram, concepita ad immagine e somiglianza di Niki de Saint Phalle.
Storico il sodalizio tra l’artista e Marc Bohan, testimoniato da uno scambio epistolare che racconta di un’amicizia e di una stima reciproca: correva l’anno 1968 quando Niki de Saint Phalle scelse di vestire capi Dior per il suo viaggio in Marocco. Irriverente, la vediamo seduta sopra un cammello in sontuosi abiti haute couture creati per lei dal sarto che sostituì Yves Saint Laurent alla direzione creativa della maison.
In un tripudio di note rétro e richiami Swinging Sixties, protagonista della primavera/estate 2018 di Dior è una donna bambina che alterna gonne in tulle da ballerina a tutine effetto mosaico, fiocchi e stampe cartoon e calzettoni: tanti i richiami pop, come i pois e i cuori. Delicatezza nelle scarpette in vernice, note lolitesche nelle trasparenze, richiami hippie nelle gonnellone Seventies, e ancora suggestioni sporty e pregiato knitwear, meglio se a righe optical: scanzonata eleganza vintage si unisce ad uno spirito fortemente contemporaneo, che porta sulla passerella di Dior una ventata esistenzialista, a partire dalla prima uscita, con Sasha Pivorarova, mannequin ed artista.
Sfilano jeans morbidi, accostamenti arditi e tocchi sensuali, come nei body e nelle coulotte a vista, che si alternano alle giacche biker e alle tute in pelle, per un tocco fetish. Non mancano note surrealiste, come i dettagli preziosi che sbucano dai pigiami e dagli abiti lunghi: ecco dinosauri e scarabei, accanto a mariniere all over e parigine d’ordinanza. Una collezione che profuma di boulangerie e Nouvelle Vague: il basco alla francese e l’aria misteriosa di una Juliette Greco si alternano al genio ribelle di Niki de Saint Phalle: l’artista, che si spense in California nel 2002, rivive in ogni capo della collezione, ispirata ad una donna capace di imporsi nel mondo grazie ad uno spirito avventuriero e ad entusiasmo ragazzino.

2017-10-06T12:59:55+00:00

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