And Then There was Linght di Tatsushi Ōmori, il miglior film della Festa del Cinema di Roma 

di Virginia Zullo

Il film più bello dell’appena conclusasi Festa del cinema di Roma, è stato And then there was Linght ( titolo originale Hikari) di Tatsushi Omori, con Arata Iura, Eita, Kyoko Hasegawa, Manami Hashimoto, Kaho Minami. Il film è ispirato al romanzo della scrittrice Shion Miura .
Regia eccellente, visionario e poetico, ritorna ossessivo il simbolismo dell’albero della vita che rimanda in modo esplicito al film Sacrificio di Andrej Tarkovskij, soprattutto nella tematica della distruzione del passato che inesorabilmente ritorna come rimosso inesorabile . 

La storia racconta di Nobuyuki (Arata Iura) un adolescente innamorato della giovane Mika (Manami Hashimoto), disposto a commettere anche un crimine pur di dimostrale il suo amore. Il piccolo Tasuku (Eita), vittima di un padre aggressivo, trova in Nobuyuki il suo amico prediletto. Un violento tsunami distrugge il villaggio e in un fulmineo cambio temporale segnato da un immagine cosmica ed onirica che porta la scritta : In principio fu la luce, i protagonisti da bambini sono diventati uomini, Nobuyuki vive con moglie e la figlia e Mika è un’attrice tormentata ed  affermata. A poco a poco inizieranno a manifestarsi gli effetti distruttivi e traumatici che hanno sconvolto la loro psiche e deteriorato i loro rapporti con esiti drammatici. Una storia bellissima di eros e morte, temi che il cinema nipponico si riconferma saper sviscerare in maniera sublime.

Tatsushi Omori , regista

Tatsushi Omori si rivela essere autore di prim’ordine con una visionarietà e un lirismo graffiante, una regia che riesce a restituire immagini indelebili, istantanee di un simbolismo onirico e poetico da togliere il fiato. La regia  attinge a piene mani ad immagini mitiche,  visioni imperiture di drammi eterni : l’amore puro, il tradimento, la vendetta, l’omicidio. La cinematografia nipponica in questo film si riconferma in tutta la sua straordinaria potenza espressiva .

Un piccolo capolavoro purtroppo non abbastanza compreso, disarmante l’ umiltà del regista Tatsushi Omori che ha atteso insieme al fascinoso protagonista Arata Iura gli spettatori all’ uscita, dopo la visione del film.

Amore e morte nel film di Tatsushi Omori si intrecciano in un sovrapporsi di piani temporali e di immagini straordinarie scandite da scelte musicali magnifiche. In principio  fu la luce … film ambizioso si chiude sul simbolismo di un albero illuminato che cresce prepotente dalla tomba di Tasuku, l’albero che li salvó dallo tzunami accogliendoli nel suo grande tronco scavato, l’albero paradisiaco della vita dove bene e male si confondono, amore e morte si intrecciano, passato e presente si confondono in un fluire inesorabile di morte e rinascita.

2017-11-05T19:27:19+00:00

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