POIRET TORNA A SFILARE A PARIGI

La celebre maison francese viene riportata in auge dalla stilista Yiqing Yin.

di Chiara Caputo Sibilla

 

Tempo di novità alla Paris Fashion Week: ma se a sfilare è un nome entrato di diritto nei libri di storia del costume, l’attenzione cresce. Paul Poiret, maison simbolo della Belle Époque, liberò le donne dai corsetti regalando loro nuove silhouette e sdoganando la vita impero: non solo maestro della couture parigina, ma anche artefice di una rivoluzione stilistica. Influenzato dalle correnti orientali, il suo design rivoluzionò totalmente la moda femminile.

Una moda scevra da ogni costrizione, quella sdoganata dal couturier, ricordato per la sua stravaganza e per i volumi oversize dei suoi celebri capispalla. Uno stile entrato nel mito, caratterizzato da cappe e mantelli dal sapore orientale, impreziositi da chinoiserie e bordi di pelliccia, vesti rinascimentali, kimono preziosi, sete e broccati. Moderno e avanguardistico, Poiret fu anche il primo couturier a strizzare l’occhio al marketing, commercializzando le sue linee di profumi.

Indimenticabili le sue muse, a partire dalla moglie Denise, modella e musa prediletta, accanto ad icone quali Helena Rubinstein, Isadora Duncan e Peggy Guggenheim, o ancora la marchesa Luisa Casati Stampa di Soncino. Indimenticabili gli scatti realizzati da Man Ray, intrisi di mistero e torbida sensualità.

 

La celebre maison, che fu chiusa nel 1929 dallo stesso Poiret, riprende vita dopo ben 90 anni di oblio, sfilando al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Alla direzione creativa della rinascita del marchio c’è Yiqing Yin, designer cinese che ha accettato la sfida e si è cimentata nella prima collezione che apre la nuova era Poiret.

Apre il défilé un cappotto con cintura, caratterizzato da drappeggi e linee geometriche che inneggiano alla belle Époque. Largo poi all’opulenza di cappotti in seta jacquard, kimono e abiti asimmetrici. Fedele all’heritage della maison fondata nel 1903, la stilista declina in chiave contemporanea lo stile epico di monsieur Paul, arricchendolo di note urban.

La cappa è il capo principe della maison, accanto a cappotti e abiti sartoriali, tra asimmetrie e pannelli, stampe jacquard e tocchi gold, tessuti iridescenti, pattern iconici e stampe all’insegna del luxury. Dominano forme fluide e strutture essenziali, tra rigore e minimalismo. Lo storico brand dal 2015 è passato alla società sud coreana Shinsegae International, guidata da Anne Chapelle, CEO di origine belga, e Yiqing Yin, couturière cinese residente a Parigi.

Una sfilata non certo entusiasmante nel complesso, che sembra quasi pensata per farci riflettere sugli attuali meccanismi imperanti nel fashion biz, oltre che sulla mancanza di gusto della contemporaneità: non convince lo spirito urban di cui è intrisa la collezione, come non entusiasmano i capispalla, che non omaggiano lo stile del couturier, costretti dall’esigenza di allinearsi con i diktat imperanti nel momento storico. Resta un’unica certezza: l’amara convinzione di essere nati nell’epoca sbagliata.

2018-03-08T10:29:03+00:00

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