Un’altra vista oltre la morte , Cold War , il capolavoro di Paweł Pawlikowski

Talvolta la memoria non risponde al momento giusto , avevo dunque creduto di dimenticare di aver visto, qualche anno fa, Ida , film del 2013 diretto da Paweł Pawlikowski.
Film stupendo , niente di più bello mi parve sia stato girato sul dissidio sottile che alcune donne provano tra la scelta della solitudine, di una vita monastica e quella di una vita votata alla ricerca di un uomo. La protagonista Ida è un personaggio fortissimo , impavido , di una grande intelligenza . Ancora ricordo battute folgoranti del film, battute spiazzanti che smascherano quel velo d’ipocrisia che è in ogni amore che si voglia ricoprire del velo del perbenismo , del socialmente corretto , del matrimonio , della famiglia borghese pilastro della società .


Mi sono ritrovata qualche sera fa a vedere il nuovo film di Paweł Pawlikowski Cold War (Zimna Wojna).
Pawlikowski è regista sublime, il suo nuovo film è in linea perfetta con il precedente e vi è una continuità narrativa inconscia che da il senso del grande autore .
Anche la protagonista di Cold War , una meravigliosa Joanna Kulig è una donna fuori dagli schemi , cantante talentusa, sfrontata , forte , va oltre ogni convenzione pur di mantenere vivo l’amore per l’uomo che ama .
Ha subito un tentativo di stupro dal padre ma per lei non è stato un trauma liquida infatti la questione dicendo : “mi aveva scambiata per mia madre e con un coltello le ho mostrato la differenza !”.
Il film è un susseguirsi di poesia , di battute folgoranti dove Parigi fa da sfondo perfetto a un grande amore tormentato .


Ci sono due tocchi di genio poetico nel film, che superano le sia pur perfette inquadrature di un bianco e nero sofisticato ed elegante , sono gli occhi del Cristo di un antica Icona russa che emergono da un affresco andato semi distrutto in una antica chiesa polacca diroccata .Il film comincia da questa chiesa e in questa si chiude, in un omerico ritorno alle origini, in questa chiesa i due si congiungono in matrimonio, lei eroina tragica, pronuncia le formule del matrimonio mentre inghiottendo pillole si capisce che stanno dandosi la morte . Nella scena successiva li si vede soli, poi seduti sotto un albero, mano nella mano attendere … cosa ?, la morte sembrerebbe, eppure lei mai appagata nel suo desiderio trasbordante decide di andare da un’ altra parte, di cambiare vista, dice infatti : “Andiamo dall’altra parte c’è una vista migliore”. L’ inquadratura resta vuota, loro escono dall’inquadratura, sappiamo che moriranno eppure sembrano andare verso il nuovo, l’inaspettato , una vita nuova .
Un finale tragico, la scelta di morire insieme, si rivela di una potenza vitale straordinaria e risuona al contrario come monito alla vita: fino alla fine anche se si è vicini alla morte mai smettere di cercare una nuova visione del mondo , una nuova vista come metafora di una ricerca costante di un nuovo punto di vista , di una dislocazione nello spazio che è metafora di ricerca di altro , attesa del nuovo, rivitalizzato , lasciarsi alle spalle un’immagine per cercarne una nuova che vuol dire poi non smettere mai di cercare una nuova dimensione, un nuovo stato, andare sempre avanti fino alla fine anche nella fine con gli occhi spalancati alla ricerca di un immagine migliore , immagine altra prima del buio assoluto ed inesorabile della morte. Il sipario cala , il buio chiude tutto ma una nuova immagine chi sa quale resta l’enigma , una nuova vita , metafora dell’immaginazione senza sosta , del cinema quello vero . Capolavoro.

 

2019-01-29T15:25:25+00:00

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