Joker, una moderna maschera tragica

Le ragioni per qui Joker è un gran bel film

 

Joker scritto e diretto da Todd Phillips è un film cristologico senza redenzione .

Il protagonista Arthur Fleck è un aspirante comico  socialmente isolato, adottato da una madre con problemi psichici con la quale vive nell’immaginaria città di Gotham City .

L’unico momento di evasione dalla cupa realtà , per lui e per la triste madre con cui vive, è il televisore e il sogno di poter un giorno far parte di quel mondo dello spettacolo dal quale Arthur si sente ai margini ma del quale sogna di far parte.

Si guadagna da vivere lavorando in un’ agenzia che recluta clown che si esibiscono in ospedali per bambini malati , dovrebbe Arthur portare un sorriso nella sofferenza …

La forza drammaturgica di Joker sta nel suo essere una maschera tragicomica, il riferimento all’immaginario circense e letterario ha una lunga tradizione dal Pierrot con la lacrima , al pagliaccio triste e beffeggiato presente in tanta letteratura .

Joker è un film cristologico perché il protagonista porta la croce della sua diversità, del suo disagio psichico,  in una società che non riconosce la sua fragilità e la crudele storia personale che l’ha reso ciò che è . Arthur scoprirà che la madre da bambino lo tenne legato ad un termosifone e, accusata di maltrattamenti , fu ricoverata in psichiatria .

Arthur vive nel doppio , è una maschera tragica, c’è da una parte Arthur il solitario, magrissimo con un’aria vagamente dolce e sofferente e dall’altra c’ è la sua maschera da pagliaccio: Joker. È con la maschera del pagliaccio che Arthur uccide per la prima volta .

Tuttavia apprendiamo che la sua personalità , la sua disarmante e crudele dolcezza è la risultante di un’ infanzia infelice e della solitudine in cui ha vissuto insieme ad una madre mitomane che vuole fargli credere di essere il figlio di un importante politico che ha conosciuto da giovane quando la verità è che il nostro pagliaccio triste era un orfano  .

Come un martire mascherato , disperato attraversa la città, in un raptus di rabbia, in metropolitana , non sopportando di essere deriso ed umiliato, con una pistola regalatagli da un amico spara contro tre individui appartenenti a quella borghesia ignorante che si limita a giudicare deridere e beffeggiare quello che di certo è un emarginato , un disagiato, un povero cristo …. appunto. Joker si fa giustizia da solo , a modo suo e a sua insaputa diviene l’eroe di un intero movimento di riscatto sociale .

Un film intimamente religioso e fortemente comunista prodotto dal colosso Warner Bross a cui non è sfuggita la forza di denunzia sociale del film e il suo grande potere drammaturgico.

Non si dimentichi che è sempre un pagliaccio, questa volta però solo crudele It di Andy Muschietti ad avere incassato svariati milioni al botteghino a testimoniare di come la forza della maschera comica che nasconde altro, aberrante crudeltà per It, dolore e tristezza per Joker , sono una carta vincente. Pirandello ha dedicato pagine memorabili a questa doppiezza dell’ essere umano, il tema del doppio e della maschera affonda le sue radici nel teatro greco.

Il sogno si Arthur di andare in televisione nel programma televisivo più in voga, ad un certo punto si avvera ma il misfatto è già compiuto, ha già ucciso, e, sempre con la stessa pistola, uccide in diretta il conduttore del programma – un sempre meraviglioso Robert De Niro -deridendo così e sbeffeggiando quella società dello spettacolo che lo usa come fenomeno da baraccone.

Nel finale come un Cristo risorto lo si vede alzarsi dopo un incidente e divenire l’icona tragica di quel movimento di sommossa che ne ha fatto il paladino di una nuova lotta sociale , di un riscatto sociale difficile a compiersi ma di cui Joker diviene la maschera sanguinante e blasfema . Arthur è il simbolo di quell’impossibilità di realizzare il sogno dell’integrazione ed accettazione degli ultimi , dei così detti “pazzi” .

Per questo povero cristo mascherato da pagliaccio non vi è riscatto e la sua risata isterica , una difesa psichica dal dolore, risuona come pianto perenne .

Magistrale l’ interpretazione di Joaquin Phoenix nei panni di Arthur / Joker . Ottima la regia che restituisce drammaticità al personaggio con lentissimi avvicinamenti di camera .

Per molte ragioni , talune qui accennate , il film ha fatto molto discutere cinefili e appassionati .Riferimenti a Taxy Driver, anche lì un emarginato che qualcuno ritiene sia stato  esplicitante citato in qualche sequenza , alle maschere tragiche di Chaplin , insomma quando c’ è qualità , scrittura , storia si vede e i rimandi alla tradizione narrativa, letteraria e cinematografica vengono spontanei e, poi , non è forse vero che il grande cinema si autocita quasi involontariamente ?  Arthur, in alcune sue movenze delicate mi ha fatto ripensare al triste mimo del film  capolavoro Amanti Perduti di Marcel Carné.

Meritatissimo il Lone d’Oro a Venezia.

Joker fa riflette ed e questo il cinema che ci piace .

 

 

 

2019-10-12T19:43:20+00:00

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